Cotton fioc nell’orecchio: come utilizzarli correttamente

cotton fioc nell'orecchio

Assicurare la pulizia dell’orecchio è fondamentale per evitare problemi all’udito. Allo stesso tempo è importante non danneggiare le delicate parti interne dell’orecchio.

La corretta pulizia dell’orecchio è un tema su cui si ha molta chiarezza. Non tutti sanno come effettuarla in modo corretto e sistematico. Nell’articolo di oggi di Audio Medica Milano parliamo come utilizzare il cotton fioc nell’orecchio.

Cotton fioc nell’orecchio: cosa devi sapere

I Cotton fioc sono dei bastoncini solitamente in plastica leggeri, alle cui estremità sono fissati piccoli batuffoli di cotone idrofilo irrigidito. Come sappiamo, vengono utilizzati per l’igiene delle orecchie, ma non sempre nella maniera più corretta.

I cotton fioc, infatti, devono essere utilizzati esclusivamente per pulire la parte esterna dell’orecchio. La pressione che esercitata dalle mani all’interno dell’orecchio, può causare problemi a livello uditivo.

Un improprio uso dei Cotton fioc può causare vertigini o lesioni ai tre ossicini. Quindi, come pulire le orecchie e garantire una corretta l’igiene delle orecchie?

L’importanza di una corretta igiene dell’orecchio

Il cerume che si crea all’interno dell’orecchio è spesso male interpretato. Infatti, il cerume è una sostanza naturale che protegge l’orecchio dai batteri.

Diversamente, i tappi di cerume invece, chiedono l’intervento una visita specialistica da parte di un medico.

Per garantire la normale pulizia quotidiana del proprio orecchio è sufficiente il lavaggio dell’esterno con acqua e sapone, che si aggiunge alla naturale azione di detersione che l’organo è in grado di assicurare in totale autonomia.

Come pulire le orecchie e prevenire i tappi di cerume

È doveroso ricordare che la rimozione del tappo di cerume deve essere effettuata da un medico specialista evitando quindi le procedure “fai da te” che possono essere dannose per l’orecchio.

Per prevenire l’accumulo di cerume si possono utilizzare spray auricolari o lavaggi dell’orecchio tramite siringa. Grazie all’irrigazione del condotto si favorisce l’eliminazione di piccole formazioni ceruminose.

Generalmente gli spray per la pulizia delle orecchie sono costituiti da una soluzione fatta di acqua di mare e cloruro di sodio. Sono utili per mantenere pulito il condotto uditivo, ma non a rimuovere un vero e proprio tappo.

Attraverso una siringa di almeno 100ml, invece, si procede all’irrigazione del condotto con acqua tiepida o una miscela di acqua e perossido di idrogeno ovvero l’acqua ossigenata. Dopo aver irrigato il condotto uditivo con la giusta pressione, la manovra prevede l’inclinazione del capo per favorire la fuoriuscita dell’acqua.

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Cos’è l’otite del nuotatore e come curarla

otite del nuotatore

L’otite del nuotatore, detta anche otite esterna è un’infiammazione acuta o cronica, che interessa la parte esterna del canale uditivo e che può diffondersi anche sulla superfice esterna della membrana timpanica.

Nell’articolo di oggi, Audio Medica Milano evidenzierà le sintomatologie più diffuse e la cura per questa patologia.

I sintomi dell’otite del nuotatore

La definizione “otite del nuotatore” si è avuta perché i nuotatori sono inclini alla formazione da otite esterna a causa della ripetuta esposizione all’acqua e la successiva rimozione “meccanica” di cerume che rende più frequente le lesioni del canale uditivo.

I sintomi più frequenti dell’otite esterna sono: 

  • Dolore durante la masticazione;
  • Gonfiore;
  • Irritazione ed arrossamento dell’orecchio esterno;
  • Compromissione della capacità uditiva.

Fattori di rischio

Diversi fattori possono aumentare il rischio di otite esterna. L’otite del nuotatore, infatti, spesso è una conseguenza di infezioni dell’orecchio medio (otite media); o di un lavaggio dell’orecchio con detergenti aggressivi che possono entrare nel condotto uditivo e causare prurito. In questo caso il soggetto, grattandosi, può lesionare la pelle, creando così una possibile porta d’accesso per i batteri.

Un altro fattore scatenante può essere un trauma locale causato, ad esempio, da una scorretta pulizia delle orecchie, ad esempio utilizzando dei cotton-fioc).

Curare l’otite del nuotatore

Il ristagno di acqua all’interno del canale uditivo può creare un ambiente favorevole alla proliferazione dei batteri ma la terapia più indicata contro l’otite del nuotatore dipende dalla causa scatenante.

Quasi sempre  la cura è riconducibile all’utilizzo di antidolorifici, antibiotici in caso d’infezione batterica o antivirali.

Ci sono diverse precauzioni che si possono adottare per cercare di prevenire l’otite nel nuotatore sono:

  • fare delle interruzioni tra una nuotata e l’altra così da permettere alla pelle del condotto uditivo di asciugarsi e non permettere i ristagni di umidità;
  • evitare luoghi superaffollati, dove è più facile venire a contatto con batteri e funghi;
  • evitare l’uso di tappi che non permettono al condotto di asciugarsi correttamente dall’acqua entra comunque;
  • evitare bagni troppo lunghi o troppo ravvicinati, e ricordarsi di asciugare l’orecchio appena usciti dall’acqua.

In caso di prurito è opportuno evitare di grattarsi le orecchie, perché la pelle potrebbe presentare delle micro-abrasioni attraverso le quali funghi e batteri possono entrare ed evitare l’uso di cotton-fioc, che con la loro azione abrasiva possono solamente peggiorare la situazione.

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Acqua nell’orecchio, come prevenire ed eliminarla

acqua nell'orecchio

Dopo una semplice doccia o un bagno in piscina o al mare, possono portare sentire i suoni ovattati. Questo può essere causato dall’acqua nell’orecchio.

L’acqua che si accumula nell’orecchio durante la doccia, il bagno o l’immersione scorre, nell’orecchio e nel condotto, provocando la fastidiosa sensazione ovattata. Questo perché l’acqua inonda il condotto uditivo leggermente inclinato arrivando fino al timpano. A causa dell’acqua intrappolata, il timpano non può muoversi nella maniera corretta e non trasmette il suono in maniera completa.

Come si può prevenire o, eventualmente, risolvere questo problema? Scoprilo leggendo questo articolo di AudioMedica Milano.

Come prevenire l’acqua nell’orecchio

Se si fanno numerose attività in acqua, un aiuto utile può arrivare dai tappi per le orecchie subacquei, che aiutano a prevenire l’infiltrazione dell’acqua nell’orecchio. In commercio esistono tappi per le orecchie impermeabili sia per adulti che per bambini. I tappi per le orecchie di alta qualità sigillano i condotti uditivi a tenuta stagna, mantengono la loro forma e lasciano passare i suoni evitando l’ingresso dell’acqua.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la pulizia del condotto uditivo. Una pulizia troppo intensiva è da evitare, così da non intaccare la pellicola protettiva naturale all’interno dell’orecchio.
I Cotton Fioc sono sconsigliati in questo frangente: il loro utilizzo, infatti, può spingere un tappo già presente ancora più in profondità nel condotto, bloccando maggiormente l’acqua e rendendone difficile l’estrazione.

Come eliminare l’acqua

Per eliminare l’acqua dalle orecchie si può scuotere l’orecchio o inclinare la testa.
Si può anche provare ad assorbire l’acqua utilizzando un fazzoletto, inserendone delicatamente la punta nel condotto uditivo.

Anche l’utilizzo di un asciugacapelli, tenuto alla giusta distanza, può aiutare ad asciugare a dovere il condotto uditivo ed eliminare l’acqua all’interno delle orecchie.

Nel caso in cui la sensazione di orecchio ovattato non dovesse sparire dopo un paio di giorni, è probabile che ci sia un tappo di cerume all’interno dell’orecchio. In questo caso si possono usare gocce o spray per le orecchie, che potrebbero ammorbidire e fare defluire il tappo.

L’acqua nell’orecchio non provoca solo fastidio alle orecchie, ma può anche essere pericolosa se vi rimane bloccata per troppo tempo. Nel caso di un’infiammazione dell’orecchio, è preferibile contattare un otorinolaringoiatra, che deciderà il trattamento corretto.

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Calo dell’udito negli anziani, quando intervenire

Perdita Udito Anziani

La progressiva perdita dell’udito è una dinamica normale e naturale che interessa gli anziani: ma intervenire tempestivamente è di fondamentale importanza.

La perdita progressiva dell’udito fa parte del naturale processo di invecchiamento del nostro organismo. In particolare, l’invecchiamento del sistema uditivo, denominata presbiacusia, è causato principalmente dall’avanzare dell’età. Con la vecchiaia, infatti, muoiono le delicate cellule sensoriali esterne (responsabili dell’elaborazione dei toni alti). Queste cellule convertono gli impulsi sonori in segnali elettrici che vengono poi trasmessi all’orecchio interno. Dal punto di vista pratico avviene la morte dei peli sensoriali; in questo modo i segnali raccolti non vengono più trasmessi. La conseguenza è che la persone interessato non è più in grado di percepire i toni di queste frequenze. Quindi, come abbiamo visto, generalmente la progressiva perdita dell’udito è normale negli anziani: ma quando è necessario intervenire?

La progressiva perdita dell’udito causata da rumori forti

La perdita dell’udito può essere anche causata da una esposizione a rumori forti che possono danneggiare le cellule ciliate. Il danno può essere anche permanente.

Anche l’assunzione di medicinali (ototossici) può causare una presbiacusia. L’ipertensione, le malattie metaboliche come il diabete mellito o il fumo sono associati alla presbiacusia; inoltre sono da tenere in considerazione anche i fattori ereditari.

Perdita dell’udito negli anziani, quando e come intervenire

La presbiacusia può essere trattata soltanto mediante l’applicazione di protesi acustiche. Un aspetto da prendere in considerazione quando si ha a che fare con un paziente che necessita di protesi acustiche è la mancata presa di coscienza del deficit uditivo.

Occorre sempre prestare attenzione a questo particolare perché, purtroppo, sono frequenti i casi in cui l’indicazione alla protesi acustica risulta o troppo precoce o troppo tardiva. In entrambe queste condizioni, infatti, il paziente potrebbe non ottenere il giusto risultato.

L’indicazione è quella di sottoporsi ad una visita periodica con misurazione dell’udito almeno una volta all’anno a partire dai 60 anni di età

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Perdita improvvisa dell’udito: cause, sintomi e cure

Perdita Improvvisa Udito

La perdita improvvisa dell’udito, in termini tecnici ipoacusia improvvisa, potrebbe manifestarsi in seguito ad un evento scatenante o per una malattia di base: quali sono le cause, i sintomi e i rimedi.

Chiamata anche ipoacusia improvvisa, la perdita improvvisa dell’udito è un disturbo che si verifica, generalmente a carico di un solo orecchio, in un arco temporale di 72 ore.

Perdita improvvisa dell’udito: le cause

Si stima che solo nel 10% dei casi si riconosca una causa scatenante nota. Nella maggior parte dei casi però la perdita dell’udito non è attribuibile ad una causa conosciuta.

I medici hanno individuato delle condizioni comuni a cui poter attribuire la perdita improvvisa dell’udito e si dividono in 2 categorie principali:

  • Perdita improvvisa per un chiaro evento scatenante;
  • Perdita improvvisa per una malattia di base;

Evento scatenante

Riguarda tutti quei soggetti la cui perdita dell’udito è dovuta ad una causa ovvia. Come ad esempio:

  • trauma cranico o una grave commozione, che può danneggiare l’orecchio interno;
  • gravi cambiamenti della pressione causati da un’immersione o da un eccessivo sforzo fisico che possono causare la formazione di un orifizio tra l’orecchio medio e l’orecchio esterno;
  • farmaci con effetti collaterali dannosi per l’udito, detti anche farmaci ototossici;
  • infezioni virali o batteriche che causano la perdita dell’udito durante o subito dopo la fase acuta, come ad esempio la meningite batterica, mononucleosi, herpes zooster octicus. In casi eccezionali si tratta del morbillo o della varicella poiché la maggior parte dei soggetti è vaccinata.

Malattia di base

Riguarda tutti quei soggetti la cui perdita dell’udito è dovuta invece da:

  • malattie del metabolismo, come il diabete;
  • malattie più rare, come la sindrome di Cogan, dove una reazione autoimmune attacca l’orecchio interno;
  • malattie che coinvolgono i vasi sanguigni come alcune forme di leucemia o l’anemia falciforme.

I sintomi

I soggetti che accusano la perdita improvvisa dell’udito lamentano un fastidioso ronzio o fischio nell’orecchio oppure una pressione e una sensazione “ovattata” dei suoni. A questi sintomi, si possono aggiungere anche un’eccessiva sensibilità ai rumori, vertigini e disturbi dell’equilibrio.

I possibili rimedi

Quando si avvertono i primi sintomi occorre recarsi da un medico otorinolaringoiatra, che procederà con un esame obiettivo e indicherà quali esami effettuare e, una volta individuato il fattore scatenante, inizierà una terapia che varia da persona a persona in base alla causa.

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Ronzio all’orecchio: tutte le possibili cause

Ronzio Orecchio

Quali sono le possibili cause del ronzio all’orecchio e di cosa si tratta dal punto di vista medico.

La percezione di fischi auricolari è un disturbo uditivo che, indipendentemente dall’intensità, può rientrare tra i sintomi di problemi a carico delle orecchie. Le cause però possono essere molto diverse e individuarle può permettere di iniziare un trattamento adatto per alleviare questo fastidio. Ma partiamo dalle basi. Il fischio o ronzio che si può avvertire nell’orecchio è chiamato, in termini medici, acufene.

Ronzio o fischio all’orecchio: di cosa si tratta

Si tratta di un fenomeno che può manifestarsi gradualmente nel tempo o verificarsi improvvisamente; può essere bilaterale, e quindi avvertito in entrambe le orecchie, o percepito da un solo orecchio (quindi unilaterale).

In genere si parla di fischio o ronzio, ma in realtà è descritto anche come un sibilo, un fruscio, uno stridore o un soffio. Insomma, la percezione varia da persona a persona.

Anche la durata varia da persona a persona e può essere passeggero, comparire solo una volta, manifestarsi a intervalli di tempo o diventare cronico.

Quali sono le cause principali

Il meccanismo alla base dei fischi o ronzii alle orecchie non è del tutto chiaro. In alcuni casi si ipotizza che a causarlo possa essere un problema nella ricezione dei suoni. Spesso, infatti la comparsa di un fischio all’orecchio viene associata a una perdita più o meno uditiva anche solo transitoria.

Inoltre, gran parte dei problemi a carico dell’orecchio possono causare la comparsa di fischi alle orecchie. In particolare:

  • l’invecchiamento fisiologico dell’apparato uditivo, con conseguente progressiva perdita uditiva;
  • un trauma acustico causato dall’esposizione ripetuta nel tempo a rumori forti (oltre i 85 decibel) senza le adeguate protezioni. Anche l’esposizione a forti rumori per un tempo limitato può causare la comparsa di fischi e ronzii ma in genere scompaiono entro 24 ore;
  • la presenza di un’ostruzione nel condotto uditivo esterno, per esempio dovuta a corpi estranei o all’accumulo di cerume; in questi casi però il fastidio principale è dato dalla percezione dei suoni in modo ovattato a cui possono aggiungersi fischi e ronzii;
  • uno sbalzo della pressione esterna all’orecchio (ad esempio andando in aereo, in montagna o durante le immersioni) non adeguatamente compensato dai fisiologici meccanismi interni all’orecchio;
  • una perforazione della membrana del timpano;
  • un’infiammazione dell’orecchio esterno o dell’orecchio medio (nei casi di otite). In questi casi oltre al fischio e al ronzio si ha dolore gonfiore, senso di orecchio tappato, calo dell’udito e febbre.

Rivolgersi a degli esperti è utile per capire la causa e il possibile rimedio per rimuovere o diminuire il disturbo. Contatta AudioMedica Milano per maggiori informazioni.

L’ipoacusia percettiva: cos’è e come viene diagnosticata

Ipoacusia Percettiva

L’ipoacusia percettiva colpisce generalmente bambini e anziani: quali sono le possibili cause e come viene diagnosticata.

L’ipoacusia, o perdita dell’udito, é una condizione patologica che affligge circa il 12% delle persone in Italia e che interessa generalmente anziani e bambini.

Nello specifico, questo problema puó essere distinto tra ipoacusia neurosensoriale o percettiva (colpisce il nervo acustico e/o l’area del cervello interessata dell’elaborazione dei suoni) e l’ipoacusia trasmissiva (interessa il padiglione auricolare, il condotto uditivo e le strutture anatomiche dell’orecchio esterno, medio o interno).

Trattandosi di due forme di ipoacusia differenti, anche il loro trattamento sará diverso: generalmente le ipoacusie trasmissive sono reversibili e curabili tramite trattamento medico o ricorrendo ad interventi chirurgici, in casi piú estremi, volti a ripristinare la corretta funzione della membrana timpanica. Nel caso invece delle ipoacusie neurosensoriali o percettive, la cura prevede la somministrazione di farmaci solo nei casi piú improvvisi ed acuti.

Come vengono diagnosticate le ipoacusie

Le ipoacusie vengono diagnostiche mediante una visita specialistica presso il medico otorino chevaluterá l’iter terapeutico e diagnostico da seguire. Solitamente sará l’otorino a sottoporre il paziente ai seguenti esami: audiometrico tonale, vocale, impedenzometria.

L’esame audiometrico tonale consiste nel far udire al paziente toni puri, indossando delle cuffie apposite, l’esame tonale invece prevede la ripetizione di alcune parole trasmesse sempre tramite cuffia al paziente ed infine l’esame d’impedenzometria valuta il grado di elasticitá della membrana timpanica che puó essere assente o ridotta.

L’ipoacusia nei bambini

Come scritto, le ipocausie possono colpire indistintamente bambini ed anziani. Nel caso dei bambini i fattori scatenanti potrebbero essere di origine ereditaria o riconducibili ad infezioni subite durante la prima infanzia (otite).

Specialmente nei bambini, la diagnosi dev’essere rapida e precoce poiché se non curata tempestivamente, l’ipoacusia potrebbe generare disturbi del comportamento o ritardo nell’uso del linguaggio. Molto spesso puó verificarsi un’infiammazione sudbola che colpisce il timpano e gli ossicini a causa del muco in eccesso che non viene assorbito, che non provoca alcun dolore ma solo riduzione progressiva dell’udito.

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